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Pubblicato in aprile 3rd, 2013 | da Francesca

LA RIMINI ROMANA: IL PONTE DI TIBERIO



Passeggiando per Rimini, l’occhio attento subito nota come l’architettura dell’intera città sia costruita sui due assi portanti di epoca romana: il cardo, via IV Novembre e via Garibaldi, e il decumano massimo, il Corso d’Augusto che si incrociano nel vecchio foro della città, oggi Piazza Tre Martiri.

Ogni pietra di Rimini racconta una storia, parla di un’epoca passata, dei fasti imperiali, degli anni bui del Medioevo, fino alla rinascita come potente centro della Signoria dei Malatesta, per poi essere rasa al suolo dal secondo conflitto mondiale ed essere lentamente ricostruita. E così che la visita alla città è la scoperta della sua storia e delle sue dominazioni, per una vacanza che non è solo mare e divertimento.

Oggi vogliamo scoprire un po’ di più della Rimini romana, fondata nel 268 a.C. colonia latina e roccaforte per il controllo e la difesa dei nuovi territori. Le opere architettoniche che ancora oggi ammiriamo risalgono al periodo imperiale, quando gli imperatori Augusto, Tiberio e Adriano contribuirono allo splendore di Rimini dotando la città di un arco di trionfo, un teatro e un anfiteatro e di un ponte, il Ponte di Tiberio.

La costruzione del ponte iniziò nel 14 d.C. sotto il governo di Augusto mentre i lavori termineranno solo nel 21 d.C. sotto l’imperato di Tiberio. Svincolo importante, era crocevia di due vie consolari: la via Emilia che arrivava fino a Piacenza e la via Popolia-Annia che giungeva fino ad Aquilea.

Il ponte è custode di antiche leggende e miti che risalgono ad una Rimini lontana, testimone di una lotta tra Cristianesimo e paganesimo che regalerà al Ponte di Tiberio il nome di Ponte del Diavolo. Si narra che ci vollero ben sette anni a Tiberio per portare a termine la costruzione del ponte iniziata dal padre. I lavori procedevano a rilento e le parti nuove appena costruite crollavano rovinosamente. E così Tiberio stanco di questa opera architettonica che sembrava destinata a non vedere mai la fine, invocò il diavolo il quale acconsentì a dare il suo aiuto in cambio della prima anima che avrebbe attraversato il ponte.

Nel giro di una notte il ponte fu costruito bello e solido. Tiberio ordinò che in segno propiziatorio sul nuovo ponte passasse un cane prendendosi gioco del diavolo che stava aspettando la sua anima promessa. Arrabbiato e adirato decise di vendicarsi dando un calcio al ponte per abbatterlo, ma invano e a testimonianza di ciò solo rimasero due tacche somiglianti all‘impronta di piedi caprini sulla balaustra del ponte posta a lato monte. Un ponte resistente che non cadrà neppure sotto i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, a differenza di tutti gli altri ponti sul Marecchia.

La leggenda allora si mescolò con il buon senso e l’amore per l’arte di un ufficiale tedesco che ebbe lo scrupolo di non far brillare le mine in quanto era totalmente inutile a quel punto della guerra far saltare in aria un ponte vecchio di 2000 anni.

Oggi la passeggiata sul Corso d’Augusto ci porta ad ammirare questa meraviglia architettonica che nelle sere di festa diventa un meraviglioso salotto all’aperto dove godere una splendida vista sul Marecchia, sul porto di Rimini o sulle colline dell’entroterra.




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